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Alessandro Chiodo

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    F. POLETTI "ULTRA - CORPI: l'opera di Alessandro Chiodo"

    F. Poletti, Ultra - Corpi: l'opera di Alessandro Chiodo, in "XÁOS. Giornale di confine", Anno I, n.3

    2002-2003, URL: http://www.giornalediconfine.net/n_3/art_14.htm

    Opere di A. Chiodo, Testo di F. Poletti

     

    Nell'ambito delle sperimentazioni contemporanee, tra installazioni e ricerche neoconcettuali, si è

    registrato un deciso ritorno alla figurazione: una riaffermazione di uno stile che in molti casi

    sembrava superato, ma oggi più vitale che mai, come attestano anche il proliferarsi di esposizioni e

    le cifre di mercato. E' indubbio che la figurazione stia riconquistando progressivamente grande

    spazio nella considerazione del pubblico di appassionati e di addetti ai lavori grazie al suo radicale

    rinnovamento. Si tratta di un fenomeno in espansione (da metà degli anni Novanta) che ha saputo

    innovare sia le tematiche - ora legate all'immaginario metropolitano e massmediale - sia le tecniche

    con grande varietà di soluzioni formali. Due sono le direzioni percorse in modo antitetico all'interno

    della ricerca figurativa italiana: a una tendenza che potremmo definire "hard" si è contrapposto uno

    stile dolce e decisamente più soft, ai segni acidi di violenza espressionista un disegno morbido con

    toni visionari. La linea dura della nuova figurazione si è ispirata al neonoir, all'efferatezza della

    cronaca vera, come la percepiamo anche dai mass media. La linea dolce della figurazione ha invece

    guardato al neointimismo del cinema francese, prediligendo la figura umana - sovente la donna ritratta

    senza esasperazione o tormento. Sebbene sia difficile isolare certe direzioni prevalenti, le

    sfaccettature degli artisti della figurazione restano però molteplici. Sempre all'interno della

    figurazione, ma in una ipotetica terza via si potrebbe "collocare" la ricerca estetica di Alessandro

    Chiodo, che esplora e indaga in modo ossessivo il corpo umano attraverso il medium pittorico

    declinato in modi sempre diversi. Nel considerare i suoi lavori dal 1999 a oggi si può misurare il

    distacco che lo separa dalla linea dolce della Nuova figurazione, nonostante l'artista utilizzi lo

    strumento pittorico eleggendo come protagonista della sua arte la figura umana. Nei suoi nudi

    maschili, drammaticamente ostensi come nature morte, siamo davvero lontani dal clima di oasi

    felice della figurazione. Le sue figure amputate e dipinte con pennellate tirate all'estremo

    denunciano la violenza e l'orrore dell'uomo contemporaneo e portano a riflettere sull'eterno conflitto

    mente-corpo. Le immagini di Alessandro Chiodo colpiscono lo spettatore con tutta la violenza del

    colore: il rosso descrive i dettagli anatomici e gli sfondi in cui sono racchiusi. Guardando il ciclo dei

    nudi rossi (Apeiron, 1999/2000) o dei corpi in giallo-blu (David, 2000), gli unici forse che lasciano

    intravedere la testa, si può intendere a pieno la centralità del segno-colore nel suo lavoro. L'opera di

    Chiodo, benchè possa definirsi figurativa, travalica però i confini della Nuova Figurazione, sia per

    la valenza espressiva attribuita al colore, che per la crudezza dei soggetti. Il suo lavoro - a mio

    avviso - va per certi versi ricollegato alla Transavanguardia per gli aspetti formali, mentre per altri è

    in linea con le ricerche sul corpo di alcuni artisti europei e americani. Con le dovute distanze che lo

    separano, si deve ricordare che la tematica corporale è presente nella riflessione di molti artisti, che

    hanno iniziato a lavorare sin dagli anni settanta, ma che solo negli anni novanta hanno raggiunto il

    successo. Basti citare i casi di Matthew Barney, oppure i cadaveri ritratti all'obitorio di Andrés

    Serrano o le foto di Robert Mappelthorpe che, secondo le intenzioni dell'artista, vogliono mettere in

    luce la relazione irrisolta tra Cristianesimo e corporalità.

    L'indagine sul corpo con i suoi risvolti inquietanti percorre gran parte della recente produzione

    dell'artista spezzino. La sua riflessione sulla fisicità mutante e tormentata conferma un'attenzione

    che non ha trovato molto seguito in Italia e richiama piuttosto l'orrore per il corpo di Francis Bacon

     

    o i nudi totalmente privi di grazia di Lucien Freud. In tal senso risultano significativi alcuni nudi

    (Nella mente del corpo, 2001), immagini sospese come rinchiuse in gabbie di semplici linee dai

    colori intensi: carcasse umane che rimandano all'iconografia di Bacon e a certi esiti della pittura

    espressionista di ascendenza nordica.

     

    Il percorso di Alessandro Chiodo - artista davvero versatile che utilizza la china e anche altri media

    legati alle nuove tecnologie - è difficilmente collocabile all'interno di un ritorno alla pittura tout

    court. L'artista si serve, infatti, di un strumento tradizionale, ma con una forte carica eversiva e

    affrontando tematiche crudamente contemporanee: l'inquietudine per una soggettività lacerata e il

    conflitto mente-corpo.

    L 'uomo di oggi è chiamato a fronteggiare molte sfide di cui la prima - e forse la più importante risiede

    proprio nel rapporto e nella competizione con la macchina fisica che lo ospita. La riflessione

    artistica di Alessandro Chiodo e la sua analisi spietata della condizione umana rappresentano

    efficacemente il senso dell'inquietudine dell'uomo contemporaneo, che vive l'irrimediabile

    dicotomia mente-corpo. Come sostiene Jeffrey Deitch, figura eclettica di critico, teorico, gallerista e

    curatore di mostre, che nel catalogo della rassegna itinerante "Post Human" (Losanna 1992) scrive:

    "L'era moderna potrebbe essere definita come il periodo della scoperta dell'io. L'era postmoderna

    nella quale viviamo può essere intesa come un periodo transitorio di disintegrazione dell'io. Forse

    l'era postumana che comincia a intravedersi all'orizzonte sarà caratterizzata dalla ricostituzione

    dell'io".

     

     

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